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Catanzaro: a scuola di italiano per vivere in comunità: l'esempio della Penny Wirton

Catanzaro: a scuola di italiano per vivere in comunità: l'esempio della Penny Wirton

CATANZARO - E’ l’unico momento in cui le donne immigrate riescono ad interagire con gli italiani in un clima di piena convivialità.

La scuola d’italiano della “Penny Wirton”, operativa in città dal 2013 grazie alla dedizione dei volontari che si alternano per il terzo anno di fila, e per tre volte a settimana, nei locali del CSV di Catanzaro, è una scuola a tutti gli effetti, con programmi differenziati a seconda dei livelli di comprensione della lingua, in cui si creano momenti di scambio e di confronto tra culture diverse.
La diffidenza iniziale delle varie donne, di ogni età e di provenienze diverse, anche se con una netta predominanza marocchina (altre sono native del Senegal, del Mali e della Tunisia), lascia il posto all’empatia che generalmente si crea con gli insegnanti, e con Salvatore Ferragina in primis, al quale si deve l’introduzione del metodo “Penny Wirton” in città. “Qui le nostre “discenti” trovano un clima familiare, che va anche oltre l’apprendimento della lingua – spiega Salvatore Ferragina, affiancato nel suo compito di “maestro” dalle volontarie Fatima Zhari, Rosalba Rocca, Isabella Badolato, Paola Democrito e Rita Leone – Ogni anno sono sempre di più quelle che si iscrivono e che tornano, tra mille difficoltà ed impegni di lavoro, per migliorare il loro livello di italiano che serve a comunicare con il datore di lavoro”.
E come un vero anno scolastico, gli incontri sono calendarizzati dal mese di ottobre fino a giugno: per molte di loro è un impegno piacevole da portare al termine, perché permette di evadere dalla solita routine che le vede “chiuse” nel loro mondo, tra gli orari legati ai bisogni della persona anziana a cui badare e quelli dei propri figli e mariti. Alcune soffrono a causa della lontananza con uno dei figli rimasti nel paese d’origine, altre si sentono emarginate perché non conoscono la lingua e si limitano a frequentare famiglie della stessa nazionalità, altre ancora avvertono la frustrazione di possedere un titolo di studio, anche universitario, conseguito nel loro paese, che non ha alcun valore legale in quello ospitante.
Alla scuola di Penny Wirton queste donne arrivano a volte con i propri figli più piccoli dietro, con il desiderio di imparare il più possibile, nonostante la difficoltà continua nel confondere i suoni che sono del tutto diversi dall’arabo. Risulta più facile comunicare a chi parla francese, per l’appartenenza linguistica al ceppo latino: col tempo, a tutte capita comunque di riuscire a raccontare qualcosa di sé, della propria storia familiare, dei rapporti burrascosi con il figlio adolescente, del disagio vissuto in questura per la mancanza di un interprete che permetta di comprendere la loro situazione burocratica.
E quella che è un’iniziativa nata per volontà di giovani motivati ed ex docenti, è diventata una realtà cresciuta negli anni col passaparola: “Parliamo tanto di integrazione, ma manca un vero e proprio servizio di orientamento per gli immigrati – tiene a precisare Salvatore Ferragina- Le associazioni di categoria, poi, non ci hanno mai sostenuto, anche perché non andiamo avanti a progetti e non abbiamo alcun tipo di finanziamento. Lo facciamo solo perché sappiamo di garantire un servizio importante in questa città, e ci basta a gratificarci, essendo un’occasione di arricchimento anche per noi. Non abbiamo una sede, e ciò ci penalizza: se non fosse per il CSV di Catanzaro che per il terzo anno ci ospita, non sapremmo davvero come continuare ad operare”.

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